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Il Porcellino
Foto: kingpenguin1029 Licenza: CC BY-SA 2.0

Luogo · Firenze

Il Porcellino di Firenze

Il Porcellino, accanto alla Loggia del Mercato Nuovo a Firenze: la leggenda della moneta, la statua di Tacca e il racconto in voce da ascoltare sul posto.

Il Porcellino si trova a Firenze, accanto alla Loggia del Mercato Nuovo, cuore mercantile della città, a pochi passi dagli Uffizi. È la fontana con il cinghiale di bronzo dal muso dorato: il corpo è scuro, il muso brilla perché ogni giorno centinaia di mani lo sfregano per il rito che promette il ritorno a Firenze.

Nel tour «Firenze dal Duomo all'Oltrarno passeggiata nel cuore della città» è la quarta tappa, e nel tour «Firenze del centro storico in due ore» è la prima. Il racconto si ascolta davanti alla fontana e dura da un minuto e tre quarti a quasi sette minuti, secondo la lunghezza che scegli nell'app. Sulla mappa: 43,7699 nord, 11,2542 est.

Audio tour

In quali tour c'è questo monumento

In entrambi il racconto è in italiano e si ascolta davanti alla fontana; nell'app scegli quanto fermarti: il rito soltanto, oppure anche la lucertola e la pietra dello scandalo, fino alla fiaba di Andersen e all'originale al Museo Bardini. Tutti i Luoghi raccontati sono nella pagina di Firenze.

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Informazioni pratiche

Accessibilità
  • Ingresso sotto la Loggiail Comune lo classifica accessibile: soglia dal marciapiede non oltre 2,5 cm, nessuno scalino o dislivelli superati da rampe (censimento delle barriere, scheda 81, rilievo fermo al 2013)
  • Da quale latola scheda non lo dice; segna un altro accesso su via Porta Rossa, e la Loggia poggia su un basamento di alcuni gradini
  • Stallo riservato più vicinovia Porta Rossa, a circa 40 metri in linea d'aria; dati aperti del Comune, aggiornati al 7 settembre 2026
  • ZTL con contrassegnosi comunica la targa a Servizi alla Strada, 800 339891, prima del passaggio o entro 48 ore; sosta gratuita ovunque tranne le aree pedonali
  • Bagno pubblico attrezzatopiazza San Giovanni 7, davanti al Battistero, a circa 410 metri in linea d'aria: 1 euro, dal lunedì al sabato 8-19
  • Altezza del muso e della vascanon rilevata da nessuna fonte pubblica, catalogo nazionale dei beni culturali compreso; si chiede al Comune, contact center turistico 055 000
  • Sedie a rotelle in prestitogratuite con cauzione al Firenze Welcome Center, piazza Stazione 5, su prenotazione allo 055 212245; un'altra pagina del Comune le dà sospese, conviene telefonare

datigis.comune.fi.it

Dal Comune di Firenze, rilevato il 12 settembre 2026 (fonte)

Il Porcellino di bronzo col muso lucido davanti alle bancarelle di cinture del Mercato Nuovo

Dal racconto in voce

Un estratto della nostra guida

La voce, sul posto

Così comincia il racconto, quello che si ascolta in piedi davanti al cinghiale.

  1. Guarda il muso di questo cinghiale.
  2. Il corpo è bronzo scuro, ma il muso brilla, dorato, lucidissimo.
  3. Quel bagliore non è oro: è il tocco di generazioni.
  4. Ogni giorno centinaia di mani lo sfregano per un rito preciso: chi lo tocca tornerà a Firenze.
  5. Sei davanti alla statua più accarezzata della città.
  6. Sei sotto la Loggia del Mercato Nuovo, cuore mercantile di Firenze dal Cinquecento: qui si vendeva la seta e poi la paglia, da cui il soprannome 'Mercato del Porcellino'.
  7. La fontana arrivò intorno al 1640, sotto Cosimo II de' Medici.
  8. E 'Porcellino' è un vezzeggiativo affettuoso: guardalo, quello è un cinghiale, con le zanne.
  9. Il rito va fatto bene.
  10. Metti una moneta in bocca al cinghiale e lasciala cadere: se scivola nella grata, avrai fortuna e tornerai a Firenze; se resta sul bordo, niente.
  11. E accarezza il muso mentre esprimi il desiderio.
  12. Le monete raccolte, lo sai?, vengono donate in beneficenza.

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Nella sua lunghezza maggiore il racconto prosegue con la base brulicante di animali da cercare sotto le zampe, la pietra dello scandalo nel pavimento della Loggia, la catena di copie che parte da un bronzo greco perduto e la fiaba che Hans Christian Andersen dedicò a questo cinghiale, «Il porcellino di bronzo».

Come si fa il rito del Porcellino senza sbagliare?

L'ordine conta, ma non tutti lo raccontano uguale. La tradizione popolare vuole prima la carezza sul naso e poi la moneta fra le zanne; c'è anche chi fa il contrario, moneta prima e carezza mentre cade. In tutte e due le versioni decide la caduta: se la moneta supera la grata dove finisce anche l'acqua, l'auspicio è preso. Il dettaglio che quasi nessuno sa: la bocca è in pendenza, e una monetina leggera fatica a scendere. Scegli una moneta che pesi, appoggiala fra le zanne e lasciala andare senza spingerla, poi seguila con gli occhi giù nella grata.

Mentre aspetti il tuo turno, guarda dove arrivano le mani degli altri: toccano tutte lo stesso punto, ed è per questo che il consumo del bronzo sta tutto lì. Il rito è antico: il viaggiatore scozzese Tobias Smollett lo annotò già nel 1766. Ma è dopo la seconda guerra mondiale, con l'usanza ormai radicata, che il consumo del bronzo di Tacca è diventato un problema vero.

Le monete raccolte dalla grata vanno per intero all'Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa. Girati: alle spalle del cinghiale, su un pilastro, c'è una targa del 1969 con don Giulio Facibeni baciato da due bambini. È il sacerdote che fondò quell'Opera, per gli orfani della prima guerra mondiale: le tue monete finiscono lì.

Cosa c'è da guardare sulla base del Porcellino?

Mettiti davanti al muso e abbassati fino all'altezza delle zampe. Il cinghiale è accovacciato su una roccia coperta di foglie e fiori, e lì in mezzo si muove un piccolo mondo: una lucertola che scappa, una rana, un serpente, insetti. La lucertola è quella che i fiorentini indicano ai bambini.

Quel sottobosco allude a un acquitrino, e nel marmo antico non c'era: la base è invenzione di Tacca, aggiunta quando l'opera divenne fontana. Al centro, davanti, c'è una piccola vasca a forma di fagiolo, dove cade il filo d'acqua che il cinghiale butta dalla bocca. Per due secoli chi veniva ad attingere raggiungeva il getto da dietro, camminando sui rilievi, e li consumò: nel 1854 arrivarono una ringhiera disegnata da Mariano Falcini e, accanto, una fontanella più comoda; nel 1856 Giovanni Benelli modellò una base nuova, fusa da Clemente Papi.

Quello che vedi oggi, base compresa, è una copia: riproduce con fedeltà perfino i punti consumati e le patine dell'originale, e sul bordo destro porta l'incisione che ricorda la fonderia Marinelli che l'ha fusa. Cercala: è la firma onesta di una copia fatta bene. Poi fai il giro completo del basamento, che è ottagonale, e guarda la vasca di bronzo da tutti gli otto lati.

Perché il Porcellino sta al Mercato Nuovo, e perché è un cinghiale?

La storia parte da Roma. Nel 1560 papa Pio IV regalò a Cosimo I, in visita lì, un cinghiale di marmo antico, accostato fin dal ritrovamento al cinghiale calidonio del mito greco. Sulla sua età le fonti si dividono: per una è un originale ellenistico, per un'altra una copia romana di un originale ellenistico. Nel 1612 Cosimo II chiese a Pietro Tacca, il migliore allievo del Giambologna, una copia in bronzo per Palazzo Pitti. Tacca però aveva commesse granducali più urgenti, come i Quattro mori di Livorno: il modello in cera arrivò verso il 1620, la fusione verso il 1633.

Qualche anno dopo Ferdinando II decise di farne una fontana, e sotto la Loggia la fontana è documentata almeno dal 1640. Lo scopo era pratico: dare acqua ai mercanti di stoffe pregiate che lavoravano qui, fra seta, broccati e lana.

Quanto al soggetto, le letture sono due. Per una il bronzo mostra un cinghiale ferito in una battuta di caccia; per il Museo Bardini, che custodisce l'originale, è un cinghiale che ascolta i cacciatori in arrivo, secondo un'antica tecnica di caccia con il flauto. Mettiti di lato, a un paio di passi, guarda la testa e la posa accovacciata, e decidi tu quale delle due letture ti convince.

Dove si vede il Porcellino originale, e quanto costa?

L'originale di Tacca ha lasciato la Loggia nel 1998 e dal 2004 sta al Museo Stefano Bardini, in via dei Renai 37, vicino al Ponte alle Grazie, nell'Oltrarno. Lo trovi al piano terra, nella Sala della Carità, numero 6 del percorso. Accanto ha le sue due basi: quella originale, consumata, e quella di Clemente Papi. Mettiti fra le due e confrontale: la seconda si ispira alla prima ma cambia parecchio, perché le forme originali non si riuscivano più a leggere con esattezza.

Attenzione ai giorni: il museo apre solo venerdì, sabato, domenica e lunedì, dalle 11 alle 17, e la vendita dei biglietti finisce un'ora prima della chiusura. Resta chiuso il primo gennaio, a Pasqua, il primo maggio, a Ferragosto e a Natale. Il biglietto intero costa 10 euro, il ridotto 7 (dai 18 ai 25 anni e studenti universitari); è gratuito fino ai 17 anni e per le persone con disabilità con il loro accompagnatore. Chi risiede a Firenze o nella Città Metropolitana ha la Card del Fiorentino, 10 euro per un anno.

Il museo consiglia di prenotare: online su bigliettimusei.comune.fi.it, scrivendo a info@musefirenze.it o al telefono 055 0541450. Se hai difficoltà a camminare, avvisa il personale all'ingresso principale: ti aprono l'ingresso laterale in piazza dei Mozzi 1; buona parte del museo è servita dall'ascensore, ma la Sala d'Armi e quella delle robbiane non sono accessibili. Dati letti sul sito dei Musei Civici Fiorentini l'11 settembre 2026.

Cos'è la Loggia del Mercato Nuovo, il mercato del Porcellino?

La Loggia la volle Cosimo I e la disegnò Giovanni Battista del Tasso, legnaiolo prima che architetto, fra il 1547 e il 1551: un tetto per i mercanti di seta e di oggetti preziosi, con le stanze sopra le volte usate come archivio degli atti notarili. «Nuovo» per distinguerlo dal Mercato Vecchio, che stava dove oggi c'è piazza della Repubblica; «del Porcellino» è il nome che le ha dato la gente, per la fontana.

Conta le colonne: venti, più otto pilastri. I quattro pilastri d'angolo li mise Bernardo Buontalenti al posto delle colonne, ricavandoci otto nicchie e, in uno, la scala a chiocciola per salire allo stanzone. Alza gli occhi al centro di una volta: nel rosone di pietra c'è l'anello di diamante dei Medici con il motto «Semper». Sui lati lunghi, in alto, due targhe latine del 1548 ricordano che Cosimo innalzò il portico per chi commerciava, «contro ogni offesa del cielo»; su quella che guarda via Val di Lamona l'anno sembra ritoccato, con una V incisa sopra due I. Nelle nicchie solo tre statue, inaugurate fra il 1892 e il 1895: Giovanni Villani, Bernardo Cennini e Michele di Lando.

Nell'Ottocento qui si vendevano i cappelli di paglia di Firenze; nelle due foto di questa pagina dove i banchi si vedono bene, scattate nel 2010 e nel 2012, ci sono cinture di pelle, magneti e piatti. Se piove, la promessa del 1548 vale ancora: sotto le volte sei al riparo.

Dov'è la pietra dello scandalo e cosa succedeva lì?

Sta al centro esatto della Loggia, sotto le volte: è un tondo di marmo a due colori. Il problema è vederla, perché quando i banchi sono montati la copre il mercato: se trovi la Loggia sgombra, vai dritto al centro del pavimento. Quella che vedi è un rifacimento del 1838, restaurato nel 1885 e di nuovo nel 1964-65, quando si rifece tutto il pavimento.

Riproduce a grandezza naturale una ruota del Carroccio, il carro da guerra della Repubblica fiorentina su cui si alzava il gonfalone della città: in quel punto lo si posizionava, e le truppe si radunavano intorno prima di ogni battaglia.

Poi la pietra cambiò mestiere. Nella Firenze del Rinascimento era il luogo dove si punivano i mercanti disonesti e chi non pagava i debiti: incatenati e con le brache calate, venivano sbattuti col sedere sulla pietra più volte, davanti a tutti. Si chiamava acculata, e da lì, si dice, vengono modi di dire come «essere col culo a terra» e forse «sculo» per dire sfortuna. Il racconto in voce te la fa cercare mentre sei sotto le volte: fallo davvero, perché il rito allegro del cinghiale e la vergogna pubblica dei debitori condividono lo stesso tetto.

Cosa fare al Porcellino con i bambini?

Trasformalo in una caccia. Prima della moneta, sfida i bambini a trovare sulla base tre animali: la lucertola, la rana e il serpente. Vince chi trova per primo la lucertola.

Poi racconta la fiaba che questo cinghiale ha ispirato. Hans Christian Andersen passò da Firenze e nel 1842 pubblicò «Il porcellino di bronzo»: nella fiaba, a notte fonda e con la piazza deserta, il cinghiale si anima e porta un bambino povero a spasso per la città, fino agli Uffizi e a Santa Croce. Sul pilastro a sinistra della fontana c'è una targa del 2005 che lo ricorda: fai notare ai bambini che il nome è scritto «Handersen», con l'acca, un errore inciso nella pietra.

Se vuoi il seguito, portali a vedere l'originale al Museo Bardini: lì il naso è consumato per davvero, e il confronto con la copia fa capire ai bambini cosa hanno combinato generazioni di carezze. Giorni e prezzi sono nella risposta sull'originale, qui sopra. Al Bardini le visite guidate e le attività educative le cura l'associazione MUS.E, solo su prenotazione, al numero 055 2768224. E un'idea dal racconto in voce, da girare come domanda lungo la strada: perché il David e il Porcellino hanno avuto lo stesso destino, l'originale al chiuso e la copia alle carezze della folla?

Si arriva al Porcellino in sedia a rotelle?

Con il contrassegno si entra in ZTL avvisando Servizi alla Strada, numero verde 800 339891, prima del passaggio o entro 48 ore; la sosta è gratuita ovunque tranne le aree pedonali, e lo stallo riservato più vicino è in via Porta Rossa, a una quarantina di metri in linea d'aria. La scheda 81 del censimento comunale delle barriere architettoniche, ferma al 2013, classifica accessibile il Mercato del Porcellino: soglia dal marciapiede non più alta di 2,5 centimetri, nessuno scalino al piano terreno o dislivelli superati da rampe.

Da quale lato sia quella soglia non lo dice, e la Loggia poggia su un basamento di alcuni gradini: se te li trovi davanti, gira e prova da via Porta Rossa, l'altro accesso segnato sulla scheda. La fontana, invece, non l'ha misurata nessuno: perfino il catalogo nazionale dei beni culturali lascia vuota la voce delle misure del cinghiale. Quanto stiano in alto il muso e il bordo della vasca sono i due numeri che direbbero se il rito si fa da seduti: chiedili al Comune, che della fontana è proprietario, al contact center turistico 055 000.

Fra i bagni pubblici comunali l'unico dato attrezzato per chi è in sedia a rotelle è davanti al Battistero, piazza San Giovanni 7, a circa 410 metri in linea d'aria: 1 euro, dal lunedì al sabato 8-19. Due sono più vicini, ma via Filippina non dichiara niente sull'accessibilità e via dello Sprone è accessibile solo con accompagnatore. Le sedie a rotelle in prestito al Firenze Welcome Center, piazza Stazione 5, sono gratuite, ma una pagina del Comune le dà sospese: telefona prima, 055 212245. Per chi non vede, al centro di piazza della Repubblica, a 170 metri, c'è un altorilievo della città con legenda in braille.

Quali sono gli errori più comuni davanti al Porcellino?

Il primo è la piazza sbagliata. Perfino la pagina del Museo Bardini scrive «piazza del Mercato Vecchio (oggi piazza del Mercato Nuovo)», ma il Mercato Vecchio era un altro posto, lo stesso da cui la Loggia, per contrasto, ha preso il nome di Nuovo. Sulla mappa cerca piazza del Mercato Nuovo.

Il secondo è il lato sbagliato. Fino al 1928 la fontana stava sul lato est della Loggia, davanti alla spezieria che proprio dal cinghiale prese il nome di farmacia del Cinghiale; poi la spostarono sul lato sud, davanti al palazzo dell'ex Borsa Merci, per far passare il traffico di via Por Santa Maria. Quindi se una vecchia foto o una cartolina te la mostra da un'altra parte, non è un fotomontaggio: è il posto di prima.

Il terzo è credere che il naso sia dorato: è bronzo consumato dalle mani, e il corpo intorno è diventato bruno e verde. Il quarto è pensare che il Porcellino visto altrove sia questo. Quello di Harry Potter, nell'ingresso di Hogwarts nella Camera dei segreti e nella Stanza delle Necessità nei Doni della Morte parte 2, è una copia usata come arredo di scena. E di copie ne esistono decine nel mondo: quella davanti all'ospedale di Sydney, donata nel 1968 dalla marchesa Fiaschi Torrigiani, ha perfino un suo rito, e le monetine raccolte lì vanno all'ospedale.

Cosa abbinare al Porcellino a due passi?

A 226 metri c'è il Ponte Vecchio, il ponte che nel 1944 restò in piedi quando gli altri ponti di Firenze sull'Arno saltarono. A 559 metri ci sono le Cappelle Medicee, con un filo diretto verso questo cinghiale: nella Cappella dei Principi, delle statue previste nelle nicchie sopra i sarcofagi dei granduchi ne furono fatte solo due, Ferdinando I e Cosimo II, ed entrambe sono di Pietro Tacca. Cosimo II è lo stesso granduca che gli chiese il cinghiale.

Agli Uffizi, a pochi passi, fra le sculture antiche, c'è il cinghiale di marmo che Tacca copiò: se ci entri, cercalo, e confronta il marmo, che non ha il sottobosco, con la base brulicante del bronzo. Se il bronzo di Tacca ti ha preso, in piazza Santissima Annunziata ci sono le sue due fontane, una delle commesse che gli fecero ritardare il cinghiale. Nell'Oltrarno c'è il Museo Bardini con l'originale: è la seconda metà del confronto, e giorni e prezzi li trovi più su. Se il filo dei Medici ti prende, c'è anche il tour Firenze dei Medici.

Un ordine che funziona: prima la copia qui sotto la Loggia, poi il Ponte Vecchio e l'Oltrarno, per ultimo l'originale al Bardini, così il confronto fra i due nasi ha un senso.

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